E' più o meno dagli anni settanta che a Pavia, ciclicamente (più o meno ogni cambio di Sindaco e di Giunta comunale) si annuncia l'arrivo del tram (prima il nome in voga era "metropolitana leggera"). E' un po' come il Natale, quando arriva, arriva! Non un vero e proprio tram ma una collegamento ferroviario "leggero" tra il bivio Vela e la Stazione Ferroviaria con fermate intermedie in città. L'annuncio era questione di tempo, lo stavo aspettando, ed è arrivato in una domenica di inizio primavera. Il titolone de La Provincia Pavese "Depaoli fa ripartire il tram a Pavia" è seguito da un articolone a pagina 11 dove si spiega nei minimi particolari dove e come dovrà funzionare. Se avessi più tempo andrei a recuperare i titoli di prima pagina e i articoli del quotidiano locale che ciclicamente negli ultimi quarant'anni sono stati dedicati al progetto che a mio avviso è una chimera. Il mio amico Davide Lazzari, che sta lavorando con passione e coraggio al nuovo Piano della Mobilità, mi potrebbe contestare questa affermazione poichè è in contrasto con consiglio che spesso gli suggerisco: "per governare una città occorre audacia!". Ma occorre anche tanto pragmatismo legato alle risorse che oggettivamente sono a disposizione di una amministrazione locale, anche di un'amministrazione fortunata come la nostra, guidata da Massimo Depaoli, che in futuro si troverà a gestire il ricavato della vendita delle quote di LGH e di LINE. Ma andiamo per ordine.
Fermandomi seriamente a riflettere sulla fattibilità del "Tram chiamato Desiderio" Bivio Vela - Stazione, collegamento di indubbia utilità, mi sorgono alcune domande:
1) quanto è il costo del canone che RFI (le ferrovie dello stato) richiederà annualmente al Comune per l'affitto dei km di binari? Qualche anno fa ricordo che il collega di giunta Franco Sacchi verificò la fattibilità del progetto che venne subito abbandonato per l'altissimo costo del canone che chiedevano le Ferrovie.
2) quanto costa il raddoppio (almeno parziale in corrispondenza delle fermate) dei binari? Oggi la linea è ad un solo binario e se la si lascia così un convoglio deve andare avanti e poi tornare indietro; il tempo di attesa sarebbe ben superiore alla mezz'ora e questo scoraggerebbe l'uso del tram. Occorre che sulla linea vi siano almeno due convogli che vanno avanti ed indietro e che si incrocino in corrispondenza delle stazioni dove occorre raddoppiare il binario. Si può fare?
3) quanto costa il materiale rotabile ( i vagoni) ?
4) quanto costa la realizzazione delle stazioni e delle infrastrutture che occorrono per connetterle alle strade? Per esempio in piazza Emanuele Filiberto occorrerà realizzare delle scale, degli ascensori per raggiungere la sede ferroviaria e la fermata.
5) quanto costa eliminare i passaggi a livello (San Giovannino, Donegani, Madonnina), perchè se deve essere una tramvia deve avere una frequenza di 15 minuti (altrimenti chi la prenderebbe?). Ma anche se fosse di trenta minuti occorre eliminare i passaggi a livello e fare i sottopassaggi stradali. Il costo di quello di via Donegani era stimato attorno ai 3 milioni di euro.
A nessuno è impedito sognare e spesso sono proprio i sognatori che riescono a realizzare grandi cose. Ma questo sogno non è alla portata della nostra città e sarebbe opportuno riporlo nel cassetto chiudendolo a chiave una volta per tutte. Il Tram chiamato Desiderio è una chimera di cui non vale la pena parlare, almeno fino alla prossima amministrazione che riproporrà puntualmente la suggestione e al prossimo titolone sul nostro quotidiano locale che, quando è a corto di notizie, da il meglio di se.






