domenica 13 marzo 2016

UN TRAM CHIAMATO DESIDERIO

E' più o meno dagli anni settanta che a Pavia, ciclicamente (più o meno ogni  cambio di Sindaco e di Giunta comunale) si annuncia l'arrivo del tram (prima il nome in voga era "metropolitana leggera"). E' un po' come il Natale, quando arriva, arriva! Non un vero e proprio tram ma una collegamento ferroviario "leggero" tra il bivio Vela e la Stazione Ferroviaria con fermate intermedie in città. L'annuncio era questione di tempo, lo stavo aspettando, ed è arrivato in una domenica di inizio primavera. Il titolone de La Provincia Pavese "Depaoli fa ripartire il tram a Pavia" è seguito da un articolone a pagina 11 dove si spiega nei minimi particolari dove e come dovrà funzionare. Se avessi più tempo andrei a recuperare i titoli di prima pagina e i articoli del quotidiano locale che ciclicamente negli ultimi quarant'anni sono stati dedicati al progetto che a mio avviso è una chimera. Il mio amico Davide Lazzari, che sta lavorando con passione e coraggio al nuovo Piano della Mobilità, mi potrebbe contestare questa affermazione poichè è in contrasto con consiglio che spesso gli suggerisco: "per governare una città occorre audacia!". Ma occorre anche tanto pragmatismo legato alle risorse che oggettivamente sono a disposizione di una amministrazione locale, anche di un'amministrazione fortunata come la nostra, guidata da Massimo Depaoli, che in futuro si troverà a gestire il ricavato della vendita delle quote di LGH e di LINE. Ma andiamo per ordine.
Fermandomi seriamente a riflettere sulla fattibilità del "Tram chiamato Desiderio" Bivio Vela - Stazione, collegamento di indubbia utilità, mi sorgono alcune domande:
1) quanto è il costo del canone che RFI (le ferrovie dello stato) richiederà annualmente al Comune per l'affitto dei km di binari? Qualche anno fa ricordo che il collega di giunta Franco Sacchi verificò la fattibilità del progetto che venne subito abbandonato per l'altissimo costo del canone che chiedevano le Ferrovie.
2) quanto costa il raddoppio (almeno parziale in corrispondenza delle fermate) dei binari? Oggi la linea è ad un solo binario e se la si lascia così un convoglio deve andare avanti e poi tornare indietro; il tempo di attesa sarebbe ben superiore alla mezz'ora e questo scoraggerebbe l'uso del tram. Occorre che sulla linea vi siano almeno due convogli che vanno avanti ed indietro e che si incrocino in corrispondenza delle stazioni dove occorre raddoppiare il binario. Si può fare?
3) quanto costa il materiale rotabile ( i vagoni) ?
4) quanto costa la realizzazione delle stazioni e delle infrastrutture che occorrono per connetterle alle strade? Per esempio in piazza Emanuele Filiberto occorrerà realizzare delle scale, degli ascensori per raggiungere la sede ferroviaria e la fermata.
5) quanto costa eliminare i passaggi a livello (San Giovannino, Donegani, Madonnina), perchè se deve essere una tramvia deve avere una frequenza di 15 minuti (altrimenti chi la prenderebbe?). Ma anche se fosse di trenta minuti occorre eliminare i passaggi a livello e fare i sottopassaggi stradali. Il costo di quello di via Donegani era stimato attorno ai 3 milioni di euro.
A nessuno è impedito sognare e spesso sono proprio i sognatori che riescono a realizzare grandi cose. Ma questo sogno non è alla portata della nostra città e sarebbe opportuno riporlo nel cassetto chiudendolo a chiave una volta per tutte. Il Tram chiamato Desiderio è una chimera di cui non vale la pena parlare, almeno fino alla prossima amministrazione che riproporrà puntualmente la suggestione e al prossimo titolone sul nostro quotidiano locale che, quando è a corto di notizie, da il meglio di se.

mercoledì 3 giugno 2015

TESTAMENTO BIOLOGICO MADE IN PAVIA OVVERO UN CASO DI NARCISISMO POLITICO


Oggi, con il solito schiamazzo mediatico, il consigliere comunale Polizzi del Movimento Cinque Stelle ha dato avvio all'ennesima crociata ideologica su di un argomento quale il testamento biologico e quindi la tematica del "fine vita" che, con la vita ed il governo della città poco hanno a che fare. Polizzi si conferma il porta bandiera di tematiche che, seppur delicate e che interrogano la sfera etica di ognuno di noi e che per questo meriterebbero rispetto, non possono essere poste nell'ambito di un organismo amministrativo qual'è il Consiglio Comunale. Conferma anche che al Movimento Cinque Stelle di Pavia poco importa dei problemi reali della città, continuando a proporre quasi esclusivamente questioni puramente ideologiche che portano immediata visibilità al consigliere. Un caso di narcisismo politico senza dubbio!  

Ma veniamo al tema della proposta del consigliere stellato che come si diceva meriterebbe di essere trattato nella sede opportuna e cioè il Parlamento e non essere invece brandito come un'ascia di guerra, riproponendo inoltre il dramma di una giovane donna, Eluana Englaro, che per quasi tre anni riempi le cronache nazionali e che invece avrebbe dovuto essere consegnata alla riservatezza ed all'umana pietà. Si sperava che almeno la storia di Eluana imponesse un chiarimento definitivo a livello legislativo la questione del fine vita, trovando quella via difficile tra l'autodeterminazione del paziente e il dovere professionale del medico. Esiste senz'altro un diritto a morire con dignità, evitando sofferenze inutili attraverso l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate rispetto ai risultati attesi. Ma qual'è la linea di demarcazione tra l'assistenza medica e le procedure mediche sproporzionate? Chi le decide? Il giudizio ha una componente innegabile di natura "tecnica" e la risposta non può venire né dai magistrati, ne dai Vescovi, né tanto meno dai consiglieri comunali. E' scorretto stabilire "chi ha l'ultima parola", proprio il principio che invece il consigliere Polizzi vuole introdurre con il registro del testamento biologico. La decisione finale dovrebbe essere una scelta condivisa, frutto di un'alleanza terapeutica tra paziente, medico e personale sanitario, familiari e persone vicine. Solo una legge può normare tutto ciò ed è innegabile che occorrerebbe approvarla velocemente ed urgentemente. Una legge che a mio parere coniughi il principio dell'indisponibilità della vita umana con il diritto a morire con dignità, evitando sofferenze inutili.
Invece oggi, un argomento serio e delicato, viene buttato nel mezzo della sala del consiglio comunale, destinato a creare divisioni e spaccature forse insanabili. Per quanto mi riguarda non parteciperò a questa "fiera delle vanità politiche" del consigliere Polizzi, mi batterò affinchè questa delibera non venga posta all'ordine del giorno del consiglio comunale e qualora vi arriverà, mi opporrò ad essa anche favorendo la mancanza del numero legale necessario per discuterla. Sarò solo, saremo in tanti? Poco importa. Importa invece che si riaffermi che argomenti di questa portata non possono essere strumentalizzati per meri fini di visibilità politica di un unico consigliere comunale che evidentemente ha pochi argomenti per contribuire efficacemente al dibattito sui reali problemi della nostra città.

martedì 15 ottobre 2013

LE MANI NELLA MARMELLATA

Ogni tanto i ragazzi della giunta Cattaneo un po' di vergogna ce l'hanno. Questa volta li ha beccati con le mani nella marmellata il collega consigliere comunale del PD Davide Lazzari. Volevano far costruire nei giardini del Castello Visconteo una discoteca mascherata da bar ma alla fine hanno dovuto desistere. Il bando che i nostri "paladini del bene comune" avevano pubblicato (e già assegnato alla stessa società che gestisce una nota discoteca della zona - ecco il primo indizio) recitava così: " PROCEDURA DI EVIDENZA PUBBLICA PER L’INDIVIDUAZIONE DI SOGGETTI A CUI CONCEDERE IL SUOLO PUBBLICO NELL’AREA DEI GIARDINI DEL CASTELLO VISCONTEO PER L’INSTALLAZIONE DI UN CHIOSCO PER LA SOMMINISTRAZIONE DI BEVANDE E ALIMENTI, IL RIPRISTINO DELLA PISTA DI PATTINAGGIO E OPERE ACCESSORIE"; in realtà, leggendo attentamente il bando, il nostro Lazzari-Sherlock Holmes ha scoperto che il "locale" poteva restare aperto sino all'una di notte (secondo indizio) e che poteva somministrare bevande alcooliche fino a  21° (terzo indizio), insomma superalcoolici, alla faccia delle sbandierate e costose campagne comunali contro l'abuso di alcoolici. Il tutto corredato dal "rifacimento della pista di pattinaggio" (quarto indizio) che si sarebbe magicamente trasformata in pista da ballo. Quando ho visto cosa i Cattaneo boys volevano fare nei giardini del Castello mi sono venute in mente due immagini: i residenti di piazza Castello e di viale XI Febbraio con i tappi nelle orecchie e i giardini del Castello trasformati in un immenso vespasiano, come d'altronde è già la città storica a seguito della tanto declamata "movida". Questa volta gli scellerati si sono fermati, peccato che non l'abbiano fatto prima, prima di costruire le baracche di viale Matteotti e prima dello scempio di piazza Emanuele Filiberto, quando sono stati beccati immersi nella marmellata fino ai gomiti. 

mercoledì 4 settembre 2013

STOP!

Dopo inutili tentativi finalizzati ad indurre la Giunta Cattaneo a fermare lo scempio in piazza Emanuele Filiberto mediante la sostituzione di gran parte della pavimentazione di porfido con dell’asfalto rosso, sono stato costretto ad attivare, per preservare una piazza del centro di Pavia, iniziative di tutela più drastiche. All’appello rivolto al Sindaco di Pavia, probabilmente più impegnato ad acchiappare qualche incarico “romano” più che verificare i pasticci che il suo assessore ai Lavori Pubblici ombra (quello delle baracche in viale Matteotti per intenderci) sta compiendo, è caduto nella totale indifferenza. Nessuna risposta, nessuna giustificazione e avanti più veloci con i lavori come per dimostrare che una questione, prima culturale che tecnica, non merita attenzione. Come si suol dire “a mali estremi, estremi rimedi” e per questo stamattina ho notificato al Sindaco Cattaneo, al dirigente del Settore Lavori Pubblici e al direttore dei Lavori della società Linea Distribuzione Srl una diffida nella prosecuzione dei lavori motivata dall’assenza dell’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici. Non si capisce perché un privato cittadino, per eseguire lavori su un bene culturale vincolato debba richiedere e ottenere tale autorizzazione dalla Soprintendenza ed il Comune di Pavia no! Qualcuno probabilmente si sente superiore alla legge?  Ed allora riconduciamo il tutto alla legalità attivando tutte le tutele previste. Ecco il testo della diffida:

Oggetto: diffida alla prosecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria di Piazza Emanuele Filiberto in Pavia.

Il sottoscritto Francesco Brendolise, consigliere comunale del Comune di Pavia nell’esercizio del proprio mandato di sindacato ispettivo sugli atti dell’amministrazione, premesso che:
-          in data 28 agosto u.s. sono iniziate le operazioni di cantierizzazione di manutenzione straordinaria di piazza Emanuele Filiberto a Pavia;
-          che in data 27 agosto u.s. ha richiesto ed ottenuto, a norma del Regolamento del Consiglio Comunale, l’accesso agli atti relativi a detti lavori di manutenzione straordinaria della piazza in oggetto;
-          che dall’esame dell’intera documentazione risulta che detti lavori di manutenzione prevedono la sostituzione in conglomerato bitumoso di buona parte della pavimentazione della piazza realizzata storicamente in cubetti di porfido rosso;
-          che la piazza Emanuele Filiberto, già largo di Porta Stoppa e poi Piazzale Cairoli è stata urbanisticamente progettata dal Piano Regolatore arch. Carlo Morandotti – zona Porta Cairoli – via S. Martino – Fiera cavalli nel 1936;
-          che la realizzazione della suddetta piazza è avvenuta tra il maggio 1937 e l’aprile 1940 su progetto dell’Ing. Giacomo Gara dell’Ufficio Tecnico Comunale. I lavori, suddivisi in due lotti furono affidati all’impresa Giovanni Brogioli – Luigi Pecora;
-          che la recente giurisprudenza amministrativa e costituzionale riconduce le piazze pubbliche realizzate da oltre settant’anni alla categoria dei beni culturali, indipendentemente dall’avvio del procedimento di verifica e della specifica dichiarazione di interesse culturale prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 42/2004 (a tal fine si veda: Cons. Stato, sez. VI, 24.01.2011, n. 482 secondo cui: “Ai sensi del comma 1 dell’art. 10, d.lg. n. 42 del 2004 le piazze pubbliche sono “beni culturali in quanto complesso appartenente ad un ente pubblico territoriale, onde non è richiesto che siano fatte oggetto di apposita dichiarazione di interesse storico-artistico, al fine di rientrare nella sfera di applicazione della relativa legislazione”; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 01.03.2013, n. 307 secondo cui: “Dall’art. 10 comma 4, lett. g), Codice dei beni culturali e del paesaggio discende la riconduzione ex lege alla categoria dei beni culturali delle piazze pubbliche, appartenenti all’ente territoriale e realizzate da oltre settant’anni, che presentano interesse artistico e storico, indipendentemente dall’avvio del procedimento di verifica e dalla specifica dichiarazione di interesse culturale prevista dal successivo art. 13 del Codice, con la conseguente immediata applicazione del regime di tutela disciplinato dalla parte seconda del Codice”; Corte cost., 08.07.2010, n. 247);
-          che a norma dell’art. 22 del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42 (Codice dei Beni culturali e del Paesaggio) l'autorizzazione prevista dall'articolo 21, comma 4, relativa ad interventi in materia di edilizia pubblica e privata è rilasciata entro il termine di centoventi giorni dalla ricezione della richiesta da parte della soprintendenza;
-          che non risulta agli atti del Comune di Pavia, proprietario della piazza in oggetto, né la richiesta di autorizzazione, né l’autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza;
-          che il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio prevede, all’art. 169, per “chiunque senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell’art. 10, l’arresto da sei mesi ad un anno con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734,50
CHIEDE
ai soggetti in indirizzo l’immediata ed urgente interruzione dei lavori per autotutela,  ed il conseguente abbandono del progetto, mai autorizzato a norma dell’art. 22 del Codice dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici competente, di realizzazione dell’asfaltatura di buona parte della pavimentazione ora in porfido rosso.
In mancanza di una immediata interruzione dei lavori si vedrà costretto, per tutelare un bene storico ed architettonico della città di Pavia, segnalare le circostanze descritte in premessa alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici competente per l’applicazione delle misure cautelari e preventive previste dall’art. 28 del citato Codice.

Purtroppo a pagare questa insipienza della Giunta Cattaneo saranno i cittadini pavesi che dovranno subire un prolungato cantiere in una zona nevralgica per la viabilità cittadina. Certo i soliti domatori di leoni dell’entourage del Sindaco Cattaneo cercheranno di dare la colpa a coloro che hanno tentato di ripristinare il decoro della città e la legalità degli atti, ma fortunatamente, anche attraverso questo blog, oltre che sulla stampa, i cittadini sono stati ben informati circa le responsabilità del pasticcio. 

lunedì 26 agosto 2013

L'ANIMA DEI LUOGHI

Qualche anno fa, promosso dall'allora assessore alle Politiche Culturali Silvana Borutti, si tenne in città il Festival del Paesaggio. Ne venne fuori un bel libro, curato da Luisa Bonesio e Luca Micotti, che raccolse le relazioni tenute nel corso delle due edizioni della manifestazione del 2006 e del 2007. Le amministrazioni comunali di centrosinistra che in quegli anni governavano Pavia, oltre che  promuovere occasioni di studio, avevano avviato, già dal 1996, un radicale ripristino delle piazze e delle strade del centro della città: piazza del Municipio, corso Garibaldi, Strada Nuova, viale della Libertà, piazza Cavagneria, via Milazzo, corso Carlo Alberto, via Defendente Sacchi, piazza Leonardo da Vinci, piazza del Duomo, piazza del Carmine, piazzetta della Rosa, piazza Porta Nuova e tante altre vie dove fu ripristinato l'acciottolato e le storiche trottatoie in granito. Questi lavori pubblici erano motivati da una necessaria manutenzione delle vie cittadine ma anche e soprattutto da una operazione culturale tesa a ricucire una complessa trama di luoghi lacerati. Anche la tanto discussa "tettoia" di piazza della Vittoria (parte di un più complesso progetto di maggiore fruibilità della piazza ipogea) si collocava in questo percorso, suscitando giudizi estetici controversi, ma senza mai violentare una parte della piazza violentata già dalla brutta facciata marrone dell'edificio dell'ex banca Popolare di Novara. Il libro "Paesaggio, l'anima dei luoghi" è un efficace compendio di questa cultura della cura della città. Sull'aletta della copertina leggo parole che, quasi profeticamente, annunciavano l'avvento della giunta Cattaneo. Si parla di devastazione dei paesaggi, sfiguramento della città, delapidazione di un patrimonio culturale irripetibile. Fortunatamente i tempi hanno fatto in modo che questa amministrazione avesse pochi denari a disposizione per attuare uno sfregio sistematico alla pavesità dei luoghi. Alla tradizionale sobrietà pavese sono state imposte le brutte baracche colorate dell'allea di viale Matteotti, all'amore per il patrimonio architettonico comune e condiviso si è risposto con del brutto asfalto rosso che, si spera mai, sarà steso su parte di piazza Emanuele Filiberto. Appare chiaro che il paesaggio e l'architettura dei luoghi è indissolubilmente legato alla società e a coloro che, pro tempore, la rappresentano e l'amministrano.  Il passato è li da vedere anche oltre i vari strattoni che chi ha fatto parte di amministrazioni differenti ha dato in questi ultimi tempi. Dire che le amministrazioni di centrosinistra non hanno fatto nulla è falso come occorre riconoscere che quanto l'amministrazione di centrodestra ha fatto negli ultimi anni non è tutto negativo. Ma i cittadini che si contendono il governo della città hanno evidentemente differenti visioni su questo e su altri temi; troppo facile ridurre la dinamica politica nella mera occupazione di posti di potere e questo non è avvenuto e non avviene tutt'oggi a Pavia. La contesa del "potere" è finalizzata a proporre e realizzare una propria visione della città: la città da conservare contro la città da utilizzare ed abusare, la città che di notte riposa contro la città del divertimento sfrenato e della movida, la città della cultura contro la città delle bancarelle, la città estesa contro la città centro storico, la città del dialogo contro la città dei comunicati stampa ecc. Però il preservare l'anima e la pavesità dei luoghi dovrebbe essere patrimonio comune di tutti invece è diventata materia di scontro politico. Non avrei mai pensato di dovere difendere con tanta fatica l'anima dei luoghi della mia città. Le baracche di viale Matteotti le toglieremo con facilità, anche perchè realizzate in sfregio alle prescrizioni della Sopraintendenza ai Beni Architettonici alla quale ho inviato un particolareggiato esposto. Per la colata di asfalto rosso di piazza Emanuele Filiberto sto facendo il possibile per bloccare i lavori e farli svolgere a regola d'arte, ripristinando il porfido, così come avvenuto in piazza della Minerva. Spero solo di incontrare qualche pavese illuminato che, come me, voglia preservare l'anima dei luoghi.