martedì 17 agosto 2010

Villaggio della Solidarietà San Francesco ovvero la storia di un bel progetto tradito

Ogni giorno ha la sua pena!
La pena di oggi è apprendere che, con determinazione dirigenziale n. 2361 del 29 luglio 2010 pubblicata l’11 agosto, l’amministrazione comunale guidata dal giovane Cattaneo ha affidato la gestione del Villaggio della Solidarietà San Francesco, dopo una lunga attesa, ad una cooperativa di Vigevano. Non è per campanilismo ma il progetto iniziale, quello sovvenzionato dalla Regione prevedeva che a gestire la struttura fosse proprio il volontariato della città di Pavia. Ma questa Giunta come sempre predica bene e razzola male. Facciamo un passo indietro e ripercorriamo la storia del Villaggio dalla sua genesi ad oggi.
L’idea di realizzare a Pavia una struttura di accoglienza per gli ultimi della nostra città nacque nel 2005 durante il dibattito in Consiglio Comunale sulle linee di governo del sindaco Piera Capitelli.  C’era l’esigenza di realizzare un Centro per l’accoglienza delle persone senza fissa dimora la cui gestione sarebbe stata affidata al volontariato sociale cittadino e comunque di aumentare la dotazione di servizi per gli “ultimi” della città che già in quegli anni erano in sensibile aumento. Appena arrivato ai Servizi Sociali incominciai a lavorare per raggiungere il prima possibile l’obiettivo, immaginando una riorganizzazione complessiva del sistema di accoglienza cittadini, troppo frammentato e poco gestibile. In questo venni incoraggiato dal Vescovo Mons. Giudici che insieme a me condivideva l’urgenza di ampliare gli spazi di accoglienza per i più poveri della città. Poco dopo, nel dicembre 2005, un bando regionale invitava i Comuni della Lombardia a presentare proposte “per il cofinanziamento della realizzazione di iniziative per la promozione dell’inclusione sociale e la realizzazione di villaggi di accoglienza e solidarietà”. Prendemmo subito la “palla al balzo” e presentammo nel marzo 2006 il progetto del Villaggio dell’accoglienza e della solidarietà San Francesco, al quale collaborarono diversi esponenti del terzo settore cittadino. Pochi mesi dopo arrivò la notizia della concessione del cofinanziamento regionale, circa 900.000 euro, con la soddisfazione di essere i primi nella graduatoria di assegnazione dei fondi. Il progetto presentato dal Comune di Pavia era stato giudicato il migliore, davanti a progetti presentati da altri capoluoghi di provincia e della stessa Milano. Cominciava  sotto i migliori auspici, e mi piace pensare che San Francesco ci abbia dato una mano,   la realizzazione del Villaggio. Il Comune di Pavia mise subito a disposizione la parte mancante del finanziamento dell’opera (circa 1.300.000 euro). L’anno 2007 passò tutto per la predisposizione e l’aggiudicazione della gara d’appalto da parte del Settore Lavori Pubblici e il 12 gennaio 2008, sotto una pioggia torrenziale, alla presenza del Sindaco Piera Capitelli, di Mons. Vescovo, dell’ assessore regionale Scotti  e del Sottosegretario al Ministero della Solidarietà sociale on. Cristina De Luca, vi fu la posa della prima pietra.
I lavori furono programmati per consentire l’apertura del Villaggio il 4 ottobre 2009, nella giorno dedicato a  San Francesco d’Assisi, patrono della struttura. Quando lasciai l’incarico di assessore ai Servizi Sociali, per la inaspettata e prematura fine della legislatura, i lavori procedevano bene ed avevamo già la disponibilità delle somme occorrenti all’acquisto degli arredi e delle suppellettili  grazie alla generosità della Fondazione Banca del Monte e grazie ad un bando del Ministeri dell’Interno a cui nel frattempo avevamo partecipato. Avremmo sicuramente rispettato l’obiettivo dell’apertura che ci eravamo prefissati.
La struttura oggi è terminata ed è pronta per essere utilizzata ma cosa intenda fare l’attuale amministrazione del Villaggio San Francesco non è ben definito; mi pare che la giunta abbia escluso di ospitare nella struttura l’accoglienza di “bassa soglia” per i senza fissa dimora, finalità principale per il quale il Villaggio è stato costruito. Sarebbe inconcepibile, dopo tanti sforzi da parte di tutta la città (ricordo che nel progetto sono state impegnate anche le risorse che raccogliemmo con il 5 per mille al Comune di Pavia), una distrazione dal suo utilizzo iniziale, anche perché il cofinanziamento regionale è stato concesso su un progetto ben preciso. Da notizie di stampa ho appreso che il Sindaco Cattaneo intende dedicare una parte della struttura all’alloggio dei ragazzi stranieri non accompagnati, accolti nelle comunità di accoglienza della città e della provincia, per risparmiare sulle spese di ricovero. Chi conosce bene il funzionamento dei Servizi Sociali sa che questa idea non funzionerebbe prima di tutto perché il Villaggio è una struttura per varie tipologie di persone e che questi ragazzi necessitano di comunità dedicate e protette. In secondo luogo significherebbe togliere risorse, anche economiche, alle comunità per i minori della nostra città e della nostra provincia con un prevedibile aumento delle rette per il ricovero degli altri minori affidati e quindi con un risparmio da parte del Comune quasi nullo. Si sono dovuti muovere due Vescovi per fare capire al Sindaco Cattaneo e amici che la scelta era sbagliata. Ora è assoluto mistero sugli ospiti futuri. Vigileremo affinché l’amministrazione comunale che ha ereditato un progetto innovativo non lo snaturi per marcare una discontinuità che pagherebbero purtroppo i cittadini più deboli.
I destinatari principali della struttura dovevano essere le persone senza fissa dimora, che già prima occupavano la struttura preesistente in viale Sardegna che è stata poi inglobata nel Villaggio. Insieme ad un gruppo di lavoro formato dai rappresentanti delle associazioni  di volontariato, dalla Cartias diocesana,  dai Sindacati e da altri soggetti del terzo settore abbiamo condiviso il progetto di gestione del Villaggio e abbiamo focalizzato la nostra attenzione sui potenziali ospiti. Il Villaggio doveva diventare un punto di riferimento, una vera e propria “casa” per donne, uomini e interi nuclei familiari italiani e stranieri che versano in condizioni di povertà e di disagio sociale; non solo un tetto sulla testa ma una vero e proprio incubatore di integrazione sociale, attivando parallelamente percorsi di socializzazione attraverso attività di orientamento, formazione e inserimento lavorativo e sociale. La struttura può accogliere una novantina di persone circa. Chiedemmo anche l’aiuto di Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità di Milano, modello a cui ci siamo sempre ispirati, che ci aiutò e ci accolse volentieri a Milano.
Se dal 2005 al 2009 si sono fatti passi da gigante per la realizzazione dell’opera, anche perché si sentiva il bisogno crescente a fronte dell’aumentare del disagio sociale (sfratti esecutivi, aumento delle persone senza fissa dimora, nuclei familiari in difficoltà ecc.), oggi mi sembra che ci sia stato un rallentamento nell’apertura della struttura. Qualche mese fa chiesi conto in consiglio comunale al Sindaco sulle prospettive di apertura della struttura e indicativamente mi venne indicato il mese di aprile come possibile inaugurazione. Dai documenti comunali ai quali ho accesso in quanto consigliere comunale so che il 17 maggio scorso è stata fatta la gara per la gestione della struttura.
L’idea vincente contenuta nel progetto vincolante presentato alla Regione in base al quale il Comune ha ricevuto il cofinanziamento , è che la struttura sia gestita da soggetti del Terzo Settore e dalle associazioni di volontariato della città. Oggi scopriamo però che anche questa idea progettuale, innovativa e partecipativa non sarà mantenuta. E’ grave espropriare la città dalla gestione del Villaggio a favore di soggetti estranei al suo tessuto sociale e civile.
Sottoporremo alla Regione Lombardia, tramite il gruppo consiliare del PD, una interrogazione tesa a determinare se il cofinanziamento regionale possa essere mantenuto anche a fronte di un evidente scostamento dall’idea progettuale originaria.
Il resto è la storia di un bel progetto tradito trasformato nell’ennesimo pasticcio che il Sindaco Cattaneo non ha saputo gestire. 
E purtroppo questa volta pagheranno gli ultimi della città. Con buona pace del caro San Francesco che speriamo, nonostante tutto, protegga sempre sulla nostra bella Pavia.

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